La verità sulle tasse di un’impresa di pulizie: ecco quanto resta davvero

Quando si valuta il reale guadagno netto di un’impresa di pulizie, la prima verità da chiarire è che il peso delle tasse e dei contributi può incidere sensibilmente sui ricavi effettivi dell’attività, a seconda della forma giuridica scelta, del regime fiscale, e dell’ammontare del fatturato. Ogni impresa di pulizie, infatti, si trova a dover gestire non soltanto le imposte dirette sui guadagni, ma anche una serie di spese e oneri accessori che spesso vengono poco considerati da chi valuta di avviare questa professione.

Gli obblighi fiscali e contributivi: cosa deve pagare davvero un’impresa di pulizie

Il primo elemento da considerare riguarda i contributi previdenziali e le imposte statali e locali. Fin dalla sua apertura, un’impresa di pulizie deve affrontare una serie di adempimenti:

  • Iscrizione alla Camera di Commercio
  • Iscrizione alla Gestione Separata INPS o cassa artigiani
  • Versamenti all’INAIL in base al rischio professionale
  • Pagamenti dei contributi fissi annuali INPS, che per il 2024 sono pari a 4.208,40 euro annui
  • Tutte le tasse sul reddito (IRPEF o IRES, a seconda della forma giuridica) calcolate sul reddito netto

Questi oneri vanno a sommarsi alle spese ordinarie di gestione e devono essere considerati nel calcolo reale di quanto resta “in tasca” al titolare o ai soci.

Regimi fiscali: forfettario, ordinario e SRL a confronto

Il tipo di regime fiscale rappresenta uno degli snodi fondamentali per capire quanto effettivamente si paga di tasse. Le opzioni principali per un’impresa di pulizie sono:

Regime forfettario

Ideale per chi inizia l’attività e prevede un fatturato inferiore a 85.000 euro annui. Offre un’aliquota agevolata del 5% per i primi 5 anni, salendo al 15% dopo tale periodo. In questo regime, la tassazione si applica a una percentuale del fatturato stabilita per legge e non sul reddito effettivo, ed è particolarmente conveniente se i costi sostenuti non sono elevati. Per esempio, su un fatturato di 50.000 euro, il totale di tasse e contributi arriva tra i 6.500 e i 9.000 euro all’anno per i primi 5 anni, crescendo leggermente negli anni successivi .

Regime ordinario

Utilizzato da imprese individuali o società con fatturati superiori, richiede la tenuta della contabilità ordinaria ma consente la deduzione di tutti i costi sostenuti (acquisti di beni, mezzi, assunzioni di personale, affitto di locali, materiali e prodotti professionali). La tassazione è più elevata ma proporzionata al reddito effettivo e si colloca tra il 23% e il 43% sull’imponibile, cui si sommano contributi, INAIL e imposte locali. Su un fatturato annuale di 100.000 euro, la pressione fiscale e contributiva totale può raggiungere i 25.000-35.000 euro all’anno .

Società di capitale (SRL)

Quando il fatturato supera i 300.000 euro annui conviene valutare la costituzione di una SRL, che permette una gestione ottimale dei costi e della previdenza. In questo caso, la tassazione principale è l’IRES al 24% sull’utile d’esercizio, a cui si aggiunge l’IRAP (3,9% circa) e i contributi per i soci lavoratori. Su 200.000 euro di fatturato, le imposte e i contributi complessivi possono aggirarsi tra i 55.000 e i 65.000 euro annui, ma l’SRL offre possibilità avanzate di pianificazione fiscale e protezione del patrimonio personale dei soci .

Costi effettivi e guadagno reale dopo le tasse

La redditività effettiva di un’impresa di pulizie non dipende solo dalla tassazione, ma dall’equilibrio tra tutti i costi sostenuti e il valore effettivo dei servizi erogati. Oltre alle tasse, bisogna sottrarre dal fatturato:

  • Spese per l’acquisto di materiali di consumo (prodotti chimici, panni, detergenti specifici)
  • Costo per macchinari e attrezzature professionali (aspirapolvere industriali, lavasciuga, generatori di vapore)
  • Costi dei mezzi aziendali (veicoli commerciali, carburante, manutenzione)
  • Eventuali affitti o gestione di una sede operativa
  • Spese per personale assunto (stipendi, contributi INPS e INAIL, oneri assicurativi)
  • Costi amministrativi, assicurazioni e consulenze professionali

Solo dopo aver detratto tutte queste voci dal totale incassato e sommato il peso del fisco, si ottiene il margine netto che il titolare può realmente prelevare come guadagno personale, o che può reinvestire per la crescita aziendale.

Ad esempio, un’impresa di medie dimensioni con un fatturato di 100.000 euro all’anno può trovarsi, dopo tasse, contributi e costi, con un utile effettivo che va dai 10.000 ai 20.000 euro netti. Questo a fronte di numerose ore di lavoro, gestione del personale, investimenti e rischi d’impresa .

Strategie di ottimizzazione: come aumentare il netto disponibile

In Italia, il sistema fiscale prevede spazi d’azione per ridurre legalmente la pressione tributaria e massimizzare il rendimento dell’impresa di pulizie:

  • Scegliere il regime fiscale più adatto alla struttura reale dell’attività, evitando il forfettario se si hanno molti costi da dedurre e vantaggi solo su piccoli volumi d’affari .
  • Mantenere una contabilità precisa di tutte le spese deducibili e non ricorrere mai a pratiche irregolari (personale in nero, costi fittizi), che espongono a rischi legali e sanzioni .
  • Investire in formazione professionale e certificazioni, che permettono di proporsi su mercati più redditizi (grandi imprese, pulizie specialistiche in ospedali, industrie) e aumentare i prezzi praticati ai clienti.
  • Valutare la migrabilità a una SRL per le imprese con alta marginalità, proteggendo il capitale personale e pianificando con il commercialista una distribuzione degli utili più efficiente, oppure reinvestendo parte degli stessi in macchinari avanzati o nuovi servizi.
  • Procedere regolarmente con la contrattualistica dei fornitori e dei clienti, preferendo contratti a canone ricorrente che garantiscono stabilità di entrate e pianificazione della crescita.

Capire quanto realmente “resta in tasca” è fondamentale per chi gestisce o vuole avviare un’impresa di pulizie. L’unico modo per ottenere dati affidabili è redigere un business plan che tenga conto di ogni voce di entrata e spesa, ipotizzando diversi scenari fiscali e prevedendo le variazioni legislative che possono incidere nei prossimi anni.

In sintesi, il netto disponibile per un’impresa di pulizie dipende da molti fattori: la scelta del regime fiscale, il livello dei costi, la tipologia di servizi erogati e l’organizzazione interna. Solo una gestione attenta e trasparente garantisce che gli sforzi imprenditoriali portino a un guadagno reale, stabile e sostenibile nel tempo.

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